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Parini, Porta e Henri-Marie Beyle, senz’altro più noto come Stendhal: tre grandi che hanno illustrato l’opima Brianza. Parini, nato da umile famiglia a Bosisio nel 1729, in quello stesso paese in cui Giovanni Segantini dipinse la celeberrima “Ave Maria a trasbordo”, ci introduce alla dolcezza e alla salubrità del clima delle colline brianzole in molte sue opere ma soprattutto nell’ode “La salubrità dell’aria” nella quale esalta, in contrapposizione alle “mefitiche” arie milanesi ammorbate dalle marcite e dai liquami che circondavano la città, la purezza del clima del suo “Vago Eupili”. 

 La collina di Montevecchia

Alla ricerca di dolci panorami,  clima salubre e, viste le imminenti festività natalizie, di prelibatezze culinarie, noi  seguiamo invece le tracce di Carlo Porta sull’onda di ciò che il poeta scriveva nel 1815 nel Sonetto 33: “El mangià e bev in santa libertaa in mezz ai galantomen, ai amis, in temp d’inverna al cold, al fresch d’estaa, diga chi voeur, l’è on gust cont i barbis…” . Di famiglia borghese benestante, ma non certo aristocratica, Porta fu sempre seguace del buon vivere (casa in centro a Milano, matrimonio felice con Vincenza Prevosti); le amarezze politiche e letterarie cercava di dimenticarle con i suoi numerosi soggiorni a Montevecchia, ubertosa alta collina ricca di vigne, coltivazioni di rosmarino e pascoli, difesa dalle tramontane grazie agli alti monti alle sue spalle, dalla quale, nelle giornate di vento, lo sguardo spazia dalla Cisa al Monterosa.

 La via al Santuario della Beata Vergine del Carmelo

I frutti della campagna gli risollevavano lo spirito. Il luogo, per chi avesse la curiosità di visitarlo, si raggiunge percorrendo una strada in salita che, in passato, fu spesso percorsa dai vecchi collaudatori della “Casa del Biscione” per testare le prestazioni delle auto più sportive, quelle destinate ai gentleman drivers, quali le mitiche 33 “Stradali”. Dopo le prove era doverosa una sosta alla celebre “Trattoria del Carlambros”, ora trasformata in elegante B&B. La tradizione gastronomica, però, non è certo morta in quel di Montevecchia, infatti, l’antica “Cantina del Prufesur” dal 1913 continua a deliziare i suoi ospiti con i migliori vini della Valle del Curone e con una cucina classica brianzola fortunatamente non rivisitata.

La “Cantina del Prufesur”

A Montevecchia inoltre, proprio in cima alla collina, sorgono lo stupendo Santuario della Beata Vergine del Carmelo, di origini altomedioevali con affreschi  di Andrea Appiani che il Porta , impenitente anticlericale, non frequentava e Villa Agnesi Albertoni che fu abitata dalla matematica, filosofa, teologa e filantropa italiana. Riconosciuta come una delle più grandi matematiche di tutti i tempi, Gaetana Agnesi fu la prima donna autrice di un libro di matematica e la prima a ottenere una cattedra universitaria di matematica presso l’Università di Bologna.

Tornando al Porta, il poeta celebrava il vino di Montevecchia in un Ditirambo scritto nel 1810 per le nozze di Napoleone con Maria Luisa d’Austria, vino schietto e non “pasticciato” come altri… Rimagono sulla collina alcune cascine ben inserite nell’ambiente dove è possibile ancora gustare i famosi “Furmagitt” particolarmente cremosi e saporiti.  E Stendhal? Direte voi. Non ce ne siamo dimenticati. Il poeta, che era venuto in Italia al seguito di Napoleone e che aveva visitato con l’amico avvocato Giuseppe Vismara tutta la Brianza, soggiornò spesso a Oggiono presso l’Albergo Vetturina ( ancora esistente) tanto per godere dei piaceri del clima quanto della cucina locale: riso col persico in primis e dei “favori” di una procace e giovane “pescatrice-peccatrice” e fu anche a Montevecchia della quale così scriveva: “All’orizzonte si scorge il Duomo di Milano e sullo sfondo una linea azzurra disegnata dalle montagne di Parma e Bologna. Ci troviamo in cima a una collina. A destra vista stupenda, pianura fertile, roccia e due o tre laghetti a sinistra l’altra vista magnifica che, nei dettagli, è l’opposto dell’altra; con le colline e la Madonna di Montevecchia. Sul davanti, questa bella Lombardia con tutto il lussureggiare della sua verzura e delle sue ricchezze.

L’occhio si perde trenta miglia più in là, tra le brume di Venezia”. Con le parole di Henri-Beyle vi lasciamo ricordandovi un motto che si legge sull’antica insegna della “Cantina del Prufesur” : Chi beve il vino di Montevecchia felicemente invecchia”.

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