Viaggio poetico tra case e anime di scrittori, pensatori e artisti

In occasione dell’uscita del libro “Viaggio poetico tra case e anime di scrittori, pensatori e artisti”, abbiamo avuto il piacere di intervistare Rosa Maria Corti che ne è l’autrice. Rispondendo alle nostre domande la scrittrice e poetessa ha tratteggiato la trama del suo lavoro e ne ha spiegato il significato più profondo.

Rosa Maria Corti

Come è nata questa nuova raccolta poetica?

Durante il “confinamento” della primavera  2020 il tempo si è come dilatato; molti viaggi fatti in passato, e magici incontri, sono tornati ad affacciarsi alla mente chiedendo condivisione. Le memorie locali si sono legate con quelle estere, le stagioni con la geografia, la poesia con l’arte. Ne è uscito un percorso, con elementi di autobiografia, un pellegrinaggio particolare tra Francia (l’amata Provenza), Svizzera e Italia con molti protagonisti.

In che senso si tratta d’un pellegrinaggio particolare?

 Perché èun viaggio nelle case che diventa viaggio nelle vite di scrittori, poeti, pensatori e artisti, inseguendo i loro fantasmi, le loro ossessioni, le loro visioni, curiosando fra i loro oggetti (case e oggetti sono molto rivelatori). Alla fine sono le “anime” quelle che balzano fuori dai testi e la scritturastessa è diventata la casa dove  abitare quotidianamente. 

Questo particolare è colto molto bene dal Prof. Guarracino, poeta, critico letterario e d’arte, traduttore e massimo esperto internazionale di Giacomo Leopardi, che scrive:…Viaggi “tra case e anime”, suggerisce infine l’autrice, ma non si sa a che cosa dare la precedenza in un libro siffatto: se a ciò che è scritto nel titolo o a ciò che contiene nei testi, nelle pieghe stesse dei versi. Nel titolo è certo scritto che ciò che le interessa è la “casa” intesa come il luogo entro cui hanno trovato ospitalità e consistenza interiore ed esteriore, virgiliani simulacra luce carentum, simulacri e fantasmi di una vita bisognosi di luce, sogni, trasferiti in colori e parole nelle forme dell’arte e della poesia. Ma in realtà, il libro inclina soprattutto ad evidenziare che sono le “anime” quel che maggiormente balzano fuori dai testi: la teoria di personaggi, “scrittori-pensatori- artisti”, tutti di straordinaria rilevanza, colti, nella cinquantina di epilli che compongono la silloge, in situazioni paradigmatiche di fascino…

Ha parlato di case, di oggetti.  Vogliamo dire qualcosa di più?

Le case di alcuni dei celebri personaggi di cui parlo, oasi mentali, luoghi dell’anima, rifugio, oggi sono divenute in alcuni casi CASE-MUSEO visitabili, come spiego nelle note di questa raccolta. A questo proposito, il poeta e critico letterario Luigi Picchi definisce suggestiva e particolare l’idea d’accompagnare ogni poesia con una didascalia esplicativa di carattere storico-turistico rendendo questo “prosimetro” una sorta di baedeker, complici le fotografie che ho scattato personalmente.

Ci può fare qualche esempio a proposito di oggetti

Le “3 P” di Jean Giono: pipe, penne, pagine.La cuffia foderata di pelo d’agnello di Alexandra David Néel, una sorta di talismanoche  l’esploratrice aveva raccolto lungo la via per Lhasa e con la quale s’era poi fatta fotografare nel famoso ritratto col bordone da pellegrina.  Il “Gallo” dell’artista intelvese Bruno Gandola. Per l’artista, il gallo (dipinto o scolpito) siamo noi, il nostro mondo ancestrale, un mondo antico che non c’è più ma che è dentro di noi. Il gallo rappresenta la forza, la tradizione, la nostra cultura e la nostra stessa fede. I “Pulcini” dell’editore Alberto Casiraghi,preziosi librini stampati in giornata sulla pregiatissima carta Hahnemuhle con caratteri esclusivamente mobili e un’antica pressa in piombo, che lo hanno reso famoso insieme ai suoi disegni e ai suoi spartiti musicali.  Il cappello di paglia di Hermann Hesse. Con questo cappello e una salopetteHesse trascorreva molto tempo nel suo giardino con orto e vigneto (scelto come luogo del riposo, di ascolto, riflessione e scrittura), tanto che in zona lo avevano soprannominatoil “Giardiniere di Montagnola”.

Che significato ha per lei evocare il Genius Loci attraverso case e oggetti?

Innanzitutto devo dire che vedere personalmente i luoghi aiuta a trasmettere sensazioni magiche. A parte gli amici poeti e artisti viventi, di cui apprezzo la sensibilità, la serietà, la passione per quello che fanno, per me si tratta di far rivivere persone e cose, di lasciarmi coinvolgere in prima persona dal profumo del tempo (come ha ben sottolineato il critico letterario Massimo Barile che mi definisce “Custode della voce antica, del mistero racchiuso nei luoghi della suggestione”), di custodire ricordi culturali e artistici, in una parola di FARE MEMORIA. Questa idea di fare memoria ha risale a molti anni fa , ad un viaggio in particolare.

Possiamo conoscere  questa particolare circostanza che l’ha spinta a “Fare memoria”?

Molti anni fa io e mio marito facemmo un viaggio in Val Senales, in provincia di Bolzano. In quell’occasione  visitammo il monastero certosino del Monte degli Angeli nel borgo di Certosa a 1300 metri di altitudine. Il monastero fu voluto nel 1325 dal conte Enrico di Tirolo.  Dopo circa 450 anni, segnati da qualche rivolta dei contadini stanchi di lavorare per il convento e pagare troppe tasse, il convento fu soppresso dall’imperatore Giuseppe II. Dopo anni di abbandono le 12 celle, la grande casa del priore e la chiesa furono vendute a coloni che vivevano nei dintorni e la Certosa si trasformò nel paese di Certosa. L’incendio del 1924 lo distrusse quasi completamente, ma in seguito fu ricostruito. Alla fine del  1944, per alcuni mesi, sotto il paese vennero alloggiati  in baracche una cinquantina di internati politici ed ebrei. Oggi le antiche celle sono state ristrutturate e trasformate in appartamenti, ma le piccole finestre spaziano sempre sull’orto dei semplici in cui allignano ancora le erbe aromatiche. Ciò che mi ha colpito è  il silenzio claustrale del sito e,  in una sorta di “eterno ritorno”, si ha l’impressione di udire ancora salmi e preghiere, si avverte una grande pace, un senso di benessere spirituale. Così ho voluto sottolineare  una sorta di circolarità nel destino di questo luogo, richiamandola nella  foto di apertura (una finestra gotica che si apre sull’orto e sul meleto del convento, invitando alla conoscenza della sua storia ) e in quella di  chiusura ( il portone a sesto acuto che il visitatore chiude dopo la visita, come si richiude con cura uno scrigno che contiene oggetti preziosi). In copertina invece c’è la foto del chiostro, oggi via coperta del villaggio che è punto di partenza della Via Monachorum o “Silentium” che interessa  anche Monte Santa Caterina e Madonna di Senales.

C’è un testo che desidera proporre per i lettori di The Milaner?

Visto che in fase di progettazione del titolo avevo pensato a “Castelli e cucce”, vi propongo il testo intitolato: “La cuccia ideale”, in cui rendo omaggio aFriedrich Nietzsche, il filosofo errabondo e apolide, di cui ho visitato la Casa Museo in Engadina, a Sils Maria, poco lontano dal Passo del Maloja. Questa poesia, pur rendendo onore ad un personaggio,  dice anche qualcosa in più su di noi,  porta a galla i nostri più profondi desideri di armonia col mondo e con noi stessi, le nostre nostalgie e i nostri rimpianti. Vivere è solitudine, diceva Nietzsche; nessun essere conosce l’altro, ognuno è solo, diceva Hermann Hesse. Forse è per questo che tutti hanno nostalgia di un luogo speciale dove poter essere se stessi.

Una semplice stanza/ dalle nude pareti,/ un letto, uno specchio,/ un rustico tavolo, un calzastivali /e una tazza da caffè./ A seimila piedi,/ fugitivus errans,/ andasti sui monti/ nelle fredde altezze/ per percepire la voce del cuore./
Vivere è solitudine.

Il periodo di lockdown con le sue pesanti restrizioni non le ha impedito di viaggiare attraverso le parole di poeti contemporanei.

Vero. Internet mi ha permesso di viaggiare e incontrare, anche se solo idealmente,  anime sensibili  con cui ho condiviso ansie e timori causati dalla pandemia. E’ il caso del poeta francese Francis Dahon di cui ho tradotto alcune poesie e della poetessa polacca Izabella Teresa Kostka che ha tradotto miei testi.Voglio qui ricordareperaltro anche la traduzione di una mia poesia “Notte di luna piena” (Nacht follimanä) in titzschu, o antico dialetto alemanno, vale a dire nella lingua del popolo walser,  a cura della poetessa  walser Anna Maria Baker. In questa poesia parlo del viaggio dell’anima che comincia attraverso la “Seelabalgga” o “finestrella delle anime” che veniva aperta quando moriva un membro della famiglia per dar modo alla sua anima di salire in cielo e veniva rinchiusa subito dopo perché il fantasma non tornasse a tormentare i parenti.

A proposito di anime, chi apre la lunga serie dei personaggi evocati?

La prima delle serie è Maria Corti,  nata a Milano nel 1915 ma intelvese d’adozione, Pelliese per l’esattezza, che definisco “Traghettatrice d’anime”, perché sapeva trasmettere ai suoi allievi la passione per la ricerca. Seguono Jean Giono, l’erudito autodidatta figlio della Provenza; Peter Mayle il bon vivant che tanti vorrebbero come amico; l’antropologo Alberto Casiraghi; lo stilista Pierre Cardin, l’esploratrice parigina Alexandra David Néel, prima donna a raggiungere Lasa quando era proibita agli stranieri; l’uomo dalle sei vite, Rheinold Messner; Pablo Picasso, l’artista geniale ma egoista e indifferente ai destini altrui; Hermann Hesse, l’inquieto che cercava nella scrittura, nella pittura e nella natura un antidoto alla depressione e alla disperazione.  E poi molti altri fra i quali il mio pittore preferito, Giovanni Segantini  che era diArco ma che ritrovo nella sua ultima dimora, la tomba nel piccolo cimitero di Maloja. A proposito, Maloja è la dimostrazione che vedere personalmente i luoghi aiuta a trasmettere sensazioni magiche, inoltre lì ho avuto la fortuna  d’incontrare la nipote, Gioconda  Leykauf Segantini, figlia di Gottardo, il primogenito, molto legata al nonno e a Maloja  che descrive come luogo di grande bellezza  ma  dove il tempo può essere anche orrendo con nebbia e gelo. C’è uno scritto del nonno-dice- in cui quest’ultimo riferisce che fece talmente freddo che nella cantina tutto si congelò.

Cosa rappresenta per lei la casa?

Premesso che per me la casa è il luogo degli affetti, il “nido”, il rifugio, il mondo delle emozioni, la casa ideale  è quella dove è possibile avvertire una sorta di respiro cosmico, dove  i ritmi sono più naturali, è quella che possiede come  poli attrattivi i quattro elementi: aria, acqua, terra e fuoco. Lì come l’antico poeta siracusano Giulio Naucellio, amerei “placidamque proferre senectam, docta revolventem scripta virum veterum”. In questo ultimo anno comunque la scritturastessa è diventata la casa dove  abitare quotidianamente. 

Ci sono tracce anche autobiografiche in questa nuova raccolta poetica

Si , c’è una cinquina che ho voluto intitolare “Architettura familiare” che si apre con un ricordo della casa della nonna materna, un’antica casa di pietra su cui l’occhio si posa alla ricerca di assonanze. Se i luoghi hanno la memoria lunga, conservano tracce di chi li ha vissuto, anche i profumi hanno un grande potere evocativo, ad esempio, la vaniglia mi riporta il dolce profumo di confetteria che porta il nome della madre mia in quel di San Fedele Intelvi. Scrive a questo proposito il critico letterario Vincenzo Guarracino “Un gioco quasi barocco quello che propone Rosa Maria Corti in “La Casa dell’amaretto”o Reminescenze gaddiane … e improvvisamente ci inebria di sapori e odori di forte suggestione anche letteraria” .

NOTE BIOGRAFICHE

Rosa Maria Corti, nata a Oggiono (Lc), oggi vive in Tremezzina sul lago di Como. Scrittrice eclettica, già collaboratrice della rivista Como & dintorni e del Quaderno Scientifico di APPACUVI, ha parte attiva nel settore cultura di The Milaner rivista giornalistica on-line. Presente nell’“Enciclopedia degli Autori Italiani”, è inserita in prestigiose antologie e ha ottenuto molti  riconoscimenti in importanti concorsi letterari tra i quali il Premio Antonio Fogazzaro, il Premio Internazionale Europa in versi, il Premio Internazionale P. Martin – A. Testore e il Premio Alda Merini. Tra le sue opere, in prosa e in versi, si vogliono qui ricordare “Storie della Valle Intelvi. Artisti, eroi, maghi e vicende popolane dal Medioevo ai giorni nostri” Ed. Edlin 1999;  la trilogia medioevale “Mistero all’abbazia”; “La Colombera”; “Né angeli né demoni” Ed. Montedit; la trilogia poetica “Il mio Lario”, “La mia valle” e “La mia Provenza” Ed. LietoColle; “Il Generoso. La montagna dei racconti, delle fiabe e della poesia” Ed. Macchione; “Valle Intelvi. Paesaggio Storia Curiosità” Ed. Pifferi; “Teodolinda e il mistero della Venere Ceraunia” Ed. Montedit 2020; “Viaggio poetico tra case e anime di scrittori, pensatori e artisti” Ed. Montedit marzo 2021.

NDR- Il libro, pubblicato da Montedit, Collana I Gigli (poesia), pag.92, Euro 10,00, prossimamente in Valle Intelvi potra’ essere acquistato presso Fotoidea di A. Priori a S. Fedele.

THEMILANER

foglio informativo dell'associazione Milano Metropoli.org

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