Muzeum Susch: un antichissimo monastero e una Bieraria trasformati in Spazio d’Arte consacrato alle donne nella ridente Engadina

Susch è un villaggio engadinese di duecento anime che sorge a 1400 metri di altitudine lungo le rive dell’En, vicino al tunnel ferroviario della Vereina e ai piedi del passo della Flüela . Arrivando da Maloja, dall’alta Engadina insomma, lo spettacolo che si presenta al viaggiatore è quello d’una massiccia costruzione bianca, il Muzeum appunto, che si staglia contro un cielo quasi sempre azzurro, affiancata da tre torri, quella campanaria della chiesa di San Jon, quella dei Planta con cupola a cipolla e quella modernissima in bianco marmo di Carrara.

L’idea del Museo è recente e va attribuita a una ricca collezionista di origini polacche, Grazyna Kulczyk nata a Poznan nel 1950, ma l’edificio, o meglio gli edifici utilizzati sono molto antichi. Si tratta, infatti, di un monastero medioevale e di un birrificio (Bieraria) che sono stati ristrutturati dagli architetti svizzeri Chasper Schmidlin e Lukas Voellmy e collegati fra di loro mediante un tunnel che ha richiesto lo sbancamento di diverse tonnellate di anfibolite, una roccia locale che si può ammirare nella grotta-cantina dei benedettini in tutta la sua deliziosa scabrosità cui fa da contrasto un’installazione cilindrica in acciaio lucidissimo.

Il Museo, che grazie ad ampie e caratteristiche finestre offre continuamente scorci sul paesaggio circostante fatto di larici, ferrovia retica dove passa il famoso trenino rosso e case con i tipici sgraffiti, ospita in questo periodo fino a al 6 dicembre una mostra delle opere di Evelyne Axell nata in Belgio nel 1935 ed esponente della Pop Art. Visto che la costruzione è una sorta di labirinto, il consiglio è quello di prendersela comoda, di lasciare zaini e giacconi nel ben mimetizzato guardaroba e passare di sala in sala alla scoperta del “Muro del suono”, del “Timido embrione” , della “Figlia del deserto”, “Il prato”, ecc. dipinti, sculture, collage e film e materiale d’archivio dipinti, con particolare attenzione però anche a un’opera di madre natura: la roccia color alabastro che piange lacrime rugginose fino ad incontrare il bel fondo di ciottoli di fiume.

Non dimenticate di visitare l’auditorium dal soffitto altissimo e il bistrò, che sovrasta il torrente En, creato in una meravigliosa vecchia stüva, foderata interamente con il profumato legno di cembro, dove si possono scoprire i sapori locali. In questo periodo cacciagione, gulasch con spatzli e la classica torta engadinese con noci e miele. Non dimenticate infine di salire alla moderna torre in marmo di Carrara. I gradini in pietra sono alti e non molto agevoli ma, come sempre, poi il panorama ripaga la fatica.

Rosa Maria Corti ©

THEMILANER

foglio informativo dell'associazione Milano Metropoli.org

One thought on “Muzeum Susch: un antichissimo monastero e una Bieraria trasformati in Spazio d’Arte consacrato alle donne nella ridente Engadina

  • 20 Ottobre 2020 in 11:15
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    Interessantissimo il contesto museale. Si fa guardare ed apprezzare l’opera di Adrian Villar Rojas (Rosario, Argentina) -fig.3-nel suo svilupparsi verso il soffitto partendo da una dase di roccia locale. Un totem che ricorda la formazione delle montagne nei millenni con relative inclusioni fossili.

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