Riforma fondo salvastati (MEF): Conte da l’ok, ma il Parlamento non ne sa nulla.

Federico Giuliani
16 NOVEMBRE 2019

Il Meccanismo europeo di stabilità (Mes), più noto con il termine di Fondo salvastati, è uno strumento che dovrebbe essere maneggiato con cura. Innanzitutto il Mes è attivo dal luglio 2012, ha preso il posto del precedente Fondo europeo di stabilità finanziaria (Fesf), e il suo obiettivo è quello di mobilitare le risorse finanziarie per metterle a disposizione di quegli Stati membri dell’Eurozona in difficoltà finanziaria. In altre parole, è una sorta di salvagente che può essere lanciato “dall’alto” quando si verificano condizioni di estrema necessità; ad esempio per evitare l’implosione di un Paese situato nella citata Eurozona. Le sue capacità economiche sono ingenti: più di 650 miliardi di euro, compresi i fondi residui dal vecchio Fesf, circa 250-300 miliardi.

Attenzione però, perché non è tutto oro quel che luccica: l’assistenza del Mes si attiva ma a condizioni molto severe. Il fondo concede sì prestiti vari e acquista titoli sul mercato primario, ma in cambio chiede che i beneficiari dell’aiuto si impegnino ad attuare rigidi programmi macroeconomici. Chi dovesse ricevere un aiuto e non essere in grado di restituire la somma prestata, si vedrà arrivare tra capo e collo una serie di pesanti interventi sanzionatori. Ricordiamo infine che il Mes è gestito dal Consiglio dei governatori, costituito a sua volta dai ministri finanziari dell’area euro, da uno specifico Consiglio di amministrazione nominato dallo stesso Consiglio dei governatori, da un direttore generale, dal Commissario Ue agli Affari economico-monetari e dal presidente della Bce (questi ultimi due soggetti solo nel ruolo di osservatori).

Il colpo di mano di Conte

Dopo aver capito di cosa stiamo parlando si può capire perché l’ultima uscita di Giuseppe Conte in ambito europeo rischia di trasformarsi in un boomerang l’Italia. Come fa notare il quotidiano La Verità, lo scorso giugno il premier ha avallato la riforma del Fondo salvastati senza comunicare alcunché al parlamento. Il rischio più evidente è che il nostro Paese debba versare altri soldi (nell’ordine di decine di miliardi di euro), senza avere la certezza di poter mai beneficiare dell’aiuto concesso dallo stesso Mes e con l’eventualità di una ristrutturazione del debito a carico dei privati. L’allarme, in un certo senso, era già filtrato dalle parole del governatore di Bankitalia, Ignazio Visco: “I piccoli e incerti benefici di una ristrutturazione del debito devono essere bilanciati con il rischio enorme che il semplice annuncio della sua introduzione possa innescare una spirale perversa di aspettative di default, le quali potrebbero rivelarsi auto-avverantesi”.

Effetto boomerang e rischi per l’Italia

La riforma del Fondo salvastati intende trasformare il Mes in una sorta di meccanismo di stabilizzazione dei rischi sui debiti sovrani, facendo in modo che le procedure e le condizioni per ricorrere agli aiuti dello stesso siano automatiche. Tutto questo contribuisce ad acuire le diseguaglianze tra i vari Paesi dell’Eurozona, con paletti molto duri per gli Stati che devono fare i conti con le finanze pubbliche più disastrate, come ad esempio l’Italia. A proposito del nostro Paese, se Roma dovesse perdere l’accesso al mercato e chiedere aiuto, dovrebbe essere sottoposta alla Dsa, cioè a un’analisi di sostenibilità del debito: alcuni tecnici stileranno una pagella sul debito italiano. A seconda del voto, potrebbe scattare la ristrutturazione e un conseguente massacro per banche e sottoscrittori. La norma, adesso, arriverà in aula senza che nessuno sappia cosa ha fatto Conte. Uno scenario paventato dalla Lega in tempi non sospetti, quando era ancora nella maggioranza, e che aveva chiesto proprio all’allora ministro Giovanni Tria e al premier Conte di riferire in Aula sulle trattative per l’approvazione del Mes. Claudio Borghi e Alberto Bagnai, in una nota, hanno rilevato come ci fosse sempre stato il sospetto sul segreto dei negoziati e soprattutto provocato dalla reticenza degli stessi esponenti del governo a riferire in parlamento. Le parole del professor Giampaolo Galli – ex dirigente di Banca d’Italia e vicedirettore dell’osservatorio sui conti pubblici guidato da Carlo Cottarelli (non certo un euroscettico) – che in audizione in commissione Bilancio alla Camera ha denunciato i pericoli del nuovo Mes devono indurre alla riflessione.

FONTE

THEMILANER

foglio informativo dell'associazione e d'opinione dell'associazione Milano Metropoli.org

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